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IL SALICE DI LUCA

(10 recensioni dei clienti)

€15,00

ANNA TARANTELLO

COD: fen1177 Categoria:

Luca, giovane senzatetto, vive sotto un vecchio salice lungo l’argine del fiume, accudito da Chiara, una volontaria. Indossa una maschera per camuffare le insicurezze e desidera solo di non essere giudicato, disprezzato od oggetto della compassione altrui. Una notte viene aggredito da due ragazzi ma per fortuna Francesco, ex di Chiara, lo salva. Il loro incontro sancisce una nuova amicizia ed è l’occasione per guardarsi nel profondo, mentre il salice diventa luogo d’ispirazione e di una serie di incontri e speranze tra personaggi dal destino incerto, tutti alla ricerca della propria strada.

pag.136 – Isbn 978-88-68929-41-1

Copertina: F. Delgado, Unsplash.com

DISPONIBILE IN FORMATO E-BOOK SU AMAZON E IBS

10 recensioni per IL SALICE DI LUCA

  1. Alice –

    Consiglio la lettura a chi vuole avvicinarsi al tema della solidarietà attraverso una narrativa che si affaccia sul quotidiano dei personaggi. Molto bello, da leggere

  2. SONIA –

    Ci sono libri che non cercano di incantarti con costruzioni artificiose, ma che arrivano dritti allo stomaco per la loro verità.
    Il salice di Luca è uno di quelli. Attraverso le vite incrociate di Francesco, Chiara e Luca, l’autrice ci conduce in un viaggio crudo e senza filtri tra le pieghe della marginalità e della solitudine contemporanea.
    La scrittura è nuda ed essenziale perfetta per descrivere e far sentire gli odori, il freddo dell’autunno, il fango degli argini del fiume.
    Il personaggio di Luca, in particolare, incarna un desiderio di libertà e di autenticità che fa riflettere profondamente sulle nostre priorità e sulla società di oggi.

  3. Anna Maria Veit –

    Il salice di Luca Anna Tarantello

    La vita è poesia. Scorre come decide Lei, non come vogliamo noi, e se cerchiamo di addomesticarla si ribella e morde, questo Anna lo sa e ne scrive. Racconta storie, perché questo fanno gli scrittori, storie reali nella loro crudezza, perchè se la poesia e la vita a tratti sanno essere dolci, certe vite stridono, urtano, in primis se stesse, poi i “cari”, le famiglie e gli amici, ma in ultima istanza, denunciano il mondo e per questo “difetto di felicità” sono perlopiù condannate, se non offese, vilipese, pestate, qualche volta persino uccise. Luca giovane barbone, rischia di morire, per le botte di due ragazzotti deficienti e la storia ha inizio. Badate bene con deficienti intendo, etimologicamente parlando, due beoti manacanti di neuroni a tratti…ce ne son tanti in giro che pensano di aver ragione quando iniziano a pensare male dell’altro e finiscono usando tutta la violenza che conoscono, in un triste climax. Le storie si intrecciano, l’amore fallisce, rimangono gli argini, gli alberi, il vino del cartone…poi tutto scompare ma chi trova se stesso rimane radicato, nonostante ai più non sembri la soluzione migliore. Il giudizio è inutile ma il messaggio di Anna è chiaro: godiamoci la vita per quella che è oggi, “del doman non v’è certezza”. Leggete questo libro perchè i barboni vivono prima di tutto in noi e più gli sfuggiamo più perdiamo noi stessi. Vivono in noi anche gli istinti più grami e sono altrettanto celati ai più, soprattutto quando diventano azione. Grazie Anna per averci ricordato che siamo umani e che finchè calpestiamo la terra ci sporcheremo sempre un tanto o un poco…si salva chi se ne rende conto e volge un occhio compassionevole verso la sua e l’altrui umanità, anche quando sembra non riuscire a salvarsi.

  4. Francesca Giacomello –

    Il romanzo racconta con grande lucidità e umanità il tema delle cadute, quelle che la nostra società performante non ammette e che invece definiscono le persone più delle vittorie. Attraverso le storie di Luca, Francesco e dei senzatetto che vivono ai margini, il libro mette a nudo pregiudizi, fragilità e il bisogno profondo di essere visti davvero.

    Colpisce la rappresentazione del mondo del lavoro giovanile, tra speranze tradite e figure ambigue come Vito, gentile ma doppiogiochista, contrapposto al datore burbero che però riconosce il valore di Francesco. Allo stesso modo, il rapporto tra Luca e la società mostra quanto sia difficile liberarsi dallo stigma: lui rifiuta gli ideali dominanti e sceglie di farcela da solo, restando fedele al suo sogno semplice e ostinato di “vivere sotto un albero e dipingere”.

    Il volontariato è raccontato senza retorica: Chiara incarna una buona intenzione che però non coglie davvero i bisogni di chi vuole aiutare, mentre la madre di Francesco usa il volontariato per non affrontare il proprio dolore, rimanendo prigioniera della vedovanza e trascinando il figlio nel suo immobilismo.

    La parentesi teatrale è uno dei momenti più forti: un’apparente celebrazione che in realtà diventa propaganda, un palcoscenico che sfrutta le vite difficili senza comprenderle. Solo la storia di Luca, “una storia nella storia”, riesce a bucare la superficie e a restituire dignità a chi è abituato a essere ignorato.

    Il romanzo, pur facendo sognare, non parla di trionfi ma di resistenza. Mostra che cadere è inevitabile, ma rialzarsi è ciò che ci rende umani. E in questo, ogni lettore può riconoscere un pezzo della propria vita.

  5. Silvana Indelicato –

    Leggere è ristoro per l’anima: questo prova il lettore appassionato e attento. E quando ci troviamo ad avere tra le mani un romanzo caratterizzato da una scrittura fluida, priva di fronzoli e che va dritto al cuore, non possiamo che rilevare tutta l’ emozione dell’ autore. Questo accade con “Il salice di Luca” – secondo romanzo di Anna Tarantello – pubblicato da Edizioni Montag.
    La sensibilità della scrittrice per un tema tanto attuale la conduce a dare spazio e voce alla figura del protagonista, in primis, e a coloro che, nel divenire del racconto, entreranno in contatto con lui, che ha scelto di vivere al riparo di un vecchio salice.
    Luca e gli altri come lui sono persone disilluse. Non si sentono più parte integrante di una società che pare averli dimenticati e dalla quale sono stati in qualche modo feriti, annullati. La dignità, tuttavia, prevale su tutto e, pur conducendo una vita da emarginati, non disdegneranno un po’ di umanità e comprensione da chi andrà loro incontro con acqua fresca in estate e una calda coperta in inverno, purché non vengano giudicati o commiserati.
    Un romanzo da leggere per poter riflettere una volta di più su chi nella vita non ha avuto la fortuna di altri o ha rinunciato a ogni comodità pur di rimanere fedele alla propria natura, respingendo ogni occasione di compromesso.
    I personaggi, che per solidarietà entreranno nella vita di Luca, sono delineati con delicatezza e forte impatto allo stesso tempo. Lettura consigliata!

  6. Gerarda –

    Più o meno tre anni intercorrono tra il primo romanzo “La farfalla in rosa”pubblicato nel 2023 e “Il salice di Luca”di recente pubblicazione.In mezzo ci sono molti interessanti racconti brevi che segnalano il graduale percorso della scrittrice verso altri temi di ambito sociale o storico.Il risultato è questo romanzo i cui protagonisti sono giovani che faticano a trovare una collocazione nella società e nel mondo del lavoro, non aiutati dalle famiglie, persone semplici non in grado di comprendere certe forme di disagio.
    Luca, un giovane pittore, è
    Uno di questi, rinunciatario,sopraffatto da una serie di problemi che non è stato in grado di affrontare da solo e per questo si è rifugiato sotto un salice, lungo un argine. La difficoltà della precaria situazione che riguarda anche altri che bivaccano sullo stesso argine e’ mitigata dall’intervento di due giovani volontari che portano cibo e bottiglie d’acqua e che faticosamente riescono a instaurare un rapporto con queste persone. Altri personaggi si muovono intorno a loro, in partI colare uno, Francesco, che vorrebbe trovare un lavoro che gli consentisse di affrancarsi dalla famiglia. Sullo sfondo famiglie,datori di lavoro pronti a sfruttare al massimo questi ragazzi. Il risultato è un grande e curatissimo affresco di una parte della nostra società, i giovani appunto,che non riceve l’attenzione che meriterebbe. Molti i temi e molti gli interrogativi che pone questo romanzo che lascia al lettore il compito di trovare risposte non facili.
    Il salice, simbolo bene augurante di resilienza ma anche di rinascita sarà muto testimone del ritorno alla vita di Luca

  7. Patrizia –

    I miei complimenti ad Anna Tarantello per il suo secondo romanzo dal titolo “Il salice di Luca”, edito dalla Montag Edizioni.
    Il testo, ben curato, fluido e comprensibile, narra la storia di Luca, un giovane senzatetto, che trova riparo sotto un vecchio salice lungo le sponde di un fiume, personaggio che spiazza e scuote nel profondo con la sua disillusione e caparbietà. L’ autrice ci propone una lettura forte e delicata allo stesso tempo, uno sguardo crudo ma toccante su chi, come Luca, per scelta o per forza maggiore, vive ai margini della società che dal suo canto invece ne rifugge qualsiasi forma di contatto.
    Ne consiglio la lettura.

  8. Miriam Di Noto –

    Il salice di Luca” di Anna Tarantello racconta con garbo ed empatia la realtà delle tante, troppe persone senza tetto che vivono da invisibili nelle nostre città. La scrittrice ci porta a conoscere una serie di personaggi ben delineati nella loro psicologia: dei giovani alla ricerca della loro strada e del luogo in cui sentirsi a casa” la loro terra”come la chiamano loro stessi. Tutto ruota attorno ad un salice che vive lungo l’ argine di un fiume in un paesaggio tipicamente veneto, che partecipa alle vicende con il volgere delle stagioni. Il salice è un personaggio a tutti gli effetti, accogliente e protettivo per i diseredati che vi ruotano attorno, soprattutto per Luca che lo ha eletto a propria dimora e lo considera un amico, identificandosi addirittura con lui, mentre è alla ricerca della propria identità. Luca è un artista, che le vicende dalla vita hanno portato a vivere per strada, Francesco, che lo aiuta e viene salvato da lui, è un giovane che cerca di conquistare una sua autonomia da una madre sofferente e oppressiva e per un po’ condivide con Luca”la casa”. Spicca il personaggio della giovane volontaria Chiara, che cerca di stimolare Luca a rinascere e che ha condiviso con Francesco una burrascosa storia d’amore. Conosciamo, poi, altri senzatetto più anziani e alcuni artisti Denis, il graffitaro, e Paolo, l’ attore, che offrono ai senzatetto un modo per esprimersi attraverso la pittura o la recitazione.
    Interessanti le figure dei genitori dei due giovani, che sembrano prendere piano piano coscienza della necessità di libertà e autonomia dei figli, accettandone le scelte per loro inconcepibili.
    L’ autrice non giudica le scelte di vita dei suoi personaggi, cerca solo di capirne le motivazioni e guida il lettore a riflettere su una realtà che è difficile da accettare. Ci rendiamo conto, dunque, che nella nostra società consumistica e tecnologica non tutti godono degli stessi benefici e spesso sono vittime di pregiudizi, se non di vera e propria violenza, e che gli interventi per migliorare le loro condizioni sicuramente nascono dal cuore di persone sensibili, ma ci può sorgere il dubbio che siano poco incisivi e servano più a tacitarsi la coscienza.
    Oppure, ogni piccolo gesto di rispetto e accoglienza di ogni essere umano in difficoltà cambia silenziosamente la società?
    Ad ogni lettore il compito di riflettere e rendersi più sensibile ai problemi di tali ” esclusi” ,guidato da una scrittura chiara , scorrevole e coinvolgente. A mio avviso un altro pregio del libro è non offrire un facile finale da favola, ma aperto e aderente alla realtà.

  9. Martina –

    LO CONSIGLIO. Attraverso la solidarietà reciproca, il contatto con la natura e il recupero delle proprie passioni (come l’arte e la pittura), i protagonisti riescono a intravedere una luce in fondo alle proprie difficoltà, dimostrando che anche nei contesti di maggiore marginalità è possibile ricominciare a sperare e a lottare per la propria vita.

  10. Paola Cassani –

    C’è una fragilità che attraversa tutto Il salice e che è impossibile leggere con distacco. Luca, giovane senzatetto, vive sotto un vecchio salice lungo l’argine del fiume: una casa fatta di rami e nebbia, accudito solo dalle attenzioni di Chiara, volontaria che lo assiste senza mai invaderlo. Indossa una maschera per proteggere le proprie insicurezze, e chiede al mondo una cosa sola, semplicissima e insieme enorme: non essere giudicato, non essere disprezzato, non diventare oggetto di compassione.
    È proprio questo il nodo emotivo del romanzo, ed è ciò che, leggendolo, commuove fino alle lacrime: la vita di Luca sembra non trovare mai una vera svolta. Anna Tarantello non concede scorciatoie consolatorie al suo protagonista — lo lascia solo, “diseredato”, a parlare a un albero che d’inverno perde le foglie e sembra, lui stesso, incapace ormai di proteggerlo. È in quel silenzio, in quella distanza dal proprio “principale interlocutore”, che il libro tocca il lettore più a fondo: non nella tragedia esplicita, ma nell’attesa disattesa di un cambiamento che non arriva.
    Ma il punto più struggente del romanzo, quello che resta impresso oltre l’ultima pagina, è il rapporto di Luca con i genitori. Nella madre, Tarantello scolpisce un sentimento terribile eppure profondamente umano: la vergogna, che diventa in lei una sorta di adesione all’immanenza come unica scelta spirituale possibile. Il padre, dal canto suo, prova ad aiutarlo — vende i suoi quadri in osteria, un gesto di fiducia e riscatto — ma finisce schiacciato dalla pressione di quello sforzo, fino a starne male. È in questo intreccio familiare, fatto di amore incapace e di buone intenzioni che si spezzano, che il romanzo trova la sua pagina più dolorosa e più vera.
    Eppure il salice non è solo rifugio di solitudine: diventa luogo d’ispirazione, crocevia di incontri e speranze per una serie di personaggi dal destino incerto, tutti alla ricerca della propria strada — a partire dall’aggressione notturna da cui Luca viene salvato da Francesco, ex di Chiara, episodio che segna l’inizio di una nuova amicizia.
    Vale la pena sottolineare anche il valore simbolico che l’albero assume nel romanzo, e che risuona con un tema oggi centrale nella cultura urbana e nella politica ambientale: il salice non è semplice sfondo naturalistico, ma presenza viva, quasi un personaggio a sua volta, che invita a una riflessione ecologista sul rapporto fra le nostre città e gli alberi che le abitano — un legame che il prossimo futuro ci chiederà di ripensare con più cura.
    Tarantello, come lei stessa scrive ai suoi lettori, costruisce un romanzo che affronta con onestà povertà, bullismo, solidarietà e ripudio, in una società consumistica segnata da profonde differenze sociali, senza perdere di vista il rapporto tra i generi in un’epoca di cambiamento generazionale. Il finale, affidato al potere del libero arbitrio umano, chiude la storia non con una risposta, ma con una domanda aperta su quanto siamo davvero liberi di scegliere il nostro destino. Un libro che commuove, interroga e lascia, a lettura conclusa, il desiderio di guardare con occhi diversi chi vive ai margini.

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Anna Tarantello, padovana, vive in provincia di Udine.
Laureata in Beni Culturali , è beta, correttrice, e scrive recensioni.
Autrice di racconti spesso premiati e presenti in antologie edite da Historica Edizioni, Atile Edizioni , Kubera Edizioni e Rudis Edizioni.
Il suo primo romanzo La farfalla in rosa (Montag) è stato pubblicato nel 2023.

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