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Il clandestino, nel mondo d’oggi, è colui che vive uno stato di perenne sospensione. Nei suoi versi, Di Cristofaro dà una possibilità a questa figura della contemporaneità, cui si associano mille travagli: quella di attraversare continuamente la frontiera tra la nostra dimensione, pregna del dolore della vita, e un altro universo, al di là dello spazio e del tempo. Una sensazione che dà vertigini, che sbaraglia certezze. In questo movimento continuo si diventa un senza patria, “un clandestino del vuoto”. Ma smarrirsi vuol dire anche ritrovare sé stessi per un’altra via, ricongiungersi a chi si è perduto senza più separarsene. È il percorso di chi riesce a guardarsi nel profondo proprio perché si osserva da un altrove. Un cammino che l’autore ha scelto di condividere perché, nello scandaglio di un’anima, l’intimo trascolora incessantemente nell’universale.

pag.84 – Isbn 978-88-68923-38-9

In copertina: “Empty” Freerangestock ©

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Paolo Di Cristofaro, romano, da sempre ha avuto la passione per la scrittura, ma solo negli ultimi anni ha cominciato a condividere le sue liriche.
Ha lavorato come assistente amministrativo presso il MIUR di Roma, ed èda poco in pensione.
Oltre per la scrittura, i suoi interessi vanno alla musica di tutti i generi.
Suona la chitarra.
Ha partecipato a vari concorsi letterari ottenendo risultati lusinghieri, come terzo classificato con una poesia in lingua italiana al Premio nazionale “Mario Dell’Arco” dell’Accademia Belli di Roma (2015).
Nel luglio 2015 ha pubblicato il romanzo “Pensieri di superficie” (Cavinato Editore International) e le sillogi “Fiori dal tunnel” (Arduino Sacco Editore) e “La costruzione di un’anima” (BZBooks Editore).

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