Due autrici, Silvana Indelicato e Anna Tarantello, si raccontano con sincerità e trasparenza, proprio come nelle storie che scrivono. Libri e scrittura sono il loro pane quotidiano, entrambe scrivono per necessità interiore, per dare voce a emozioni che premono, ne consegue che dai loro romanzi emergono mondi diversi ma ugualmente intensi, tra memoria, identità e responsabilità civile. E in questa doppia intervista mostrano quanto scrivere possa essere un vizio meraviglioso.
Parlateci di voi brevemente. Dalla lettura di quali opere letterarie è nata la vostra voglia di scrivere?
Silvana: Posso dire, senza ombra di dubbio, di essere stata ispirata dagli sceneggiati televisivi degli anni Sessanta/Settanta che il più delle volte si ispiravano ai classici della Letteratura Italiana e Internazionale. Nacque in tal modo la passione per Italo Calvino, Luigi Capuana, Giovanni Verga, Honoré de Balzac, Gustave Flaubert e molti altri. Dal Naturalismo francese approdai poi al Verismo italiano, non potendo fare a meno di appassionarmi al cinema del Neorealismo di Rossellini e De Sica. Dispiaciuta per non aver completato i miei studi universitari in Magistero – indirizzo Artistico – causa incombenze famigliari, sono comunque grata ai docenti di letteratura teatrale, di cinematografia e melodramma. Grazie ai loro insegnamenti ho acquisito il senso critico necessario nei due anni in cui scrissi per una rivista mensile di critica teatrale, potendo intervistare artisti immensi come Giorgio Gaber, Luigi De Filippo e molti altri.
Anna: La lettura e la cultura in genere sono sempre appartenute alla famiglia nella quale sono cresciuta. Mio padre era uno storico, mia madre insegnava e scriveva poesie e mio nonno materno era scrittore e editore. Ho fatto gli studi classici e sono Laureata in Beni culturali. Ho la passione per il cinema e per il teatro, sono beta reader, correttrice e scrivo recensioni, inoltre propongo la mia partecipazione in Riviste letterarie. Leggo di tutto anche di altre culture e non solo autori famosi ma anche gli emergenti. Mi hanno sempre affascinato gli autori “identitari” cioè che hanno descritto un mondo a loro peculiare, come Leonardo Sciascia, Grazia Deledda.
Avete così capito che avreste voluto scrivere come questi grandi autori?
Silvana: Per la verità il mio sogno andò immediatamente a vette inaudite. Mi proposi con naturalezza scellerata (o ingenua, dovuta all’età) che sarei potuta diventare un critico letterario. Adoravo (e mi piace ancora tantissimo) confrontare il pensiero di due autori, soffermandomi sulla corrente letteraria di appartenenza, per estrarne le similitudini e le divergenze. Penso che questa parte del lavoro del critico sia affascinante e appagante a livelli altissimi. È stata la marea di emozioni che mi porto dentro a farmi desistere, nel tempo, da questo mio sogno, convincendomi che dovevo assolutamente trovare il modo per esternare ciò che mi ribolliva nel petto, rendendo quindi partecipe dei miei stati d’animo i lettori amanti dell’introspezione.
Anna: In verità la scrittura di altri autori non ha mai rappresentato un mio obiettivo, più un esempio da seguire. Selezionando i generi letterari ci si relaziona inevitabilmente con un autore che non raggiungerai mai in bravura, ma che rappresenta un tuo ideale di scrittura. Poi ognuno di noi che scrive deve conservare da una parte la consapevolezza dei propri limiti dall’altra parte anche delle proprie capacità e originalità, se ci sono. Una scrittura sintetica ma esaustiva e scorrevole, risultato che ho raggiunto, è stata diversamente influenzata da autori che hanno fatto della sintesi e della chiarezza i loro principi.
Fra le opere che avete già pubblicato, ce n’è una che vi ha permesso di condividere con il lettore pensieri che non avevate mai trasformato in parole?
Silvana: In “Dammusa” – il mio secondo romanzo – lascerò che Maruzza, la bambina che il lettore ritroverà da grande, ormai nonna, esterni ogni emozione, con la purezza e con l’intensità dei tumulti del suo cuore. Maruzza parla attraverso i segreti che aveva custodito soltanto per sé, trasformando il suo soliloquio in un intimo dialogo con chi vorrà entrare nel suo mondo grazie alla lettura.
Anna: “Il salice di Luca”, pubblicato a febbraio 2026 con la Montag, un romanzo che racconta di povertà e diseredazione, la storia di Luca un giovane senzatetto. Il disagio per la povertà che ci circonda è difficile da accettare e spiegare, ma prevale ad un certo punto un senso di responsabilità civile nel volerne parlare. Man mano che scrivevo il libro ho compiuto un percorso personale, con tante pause e tanti dubbi. Ho voluto proporre una visione della povertà diversa da quella che la nostra società propone e produce, giudicando, in cui libero arbitrio e immanenza come scelta spirituale, costituiscono una soluzione.
Siete autrici della Montag: di quale libro pubblicato ci vorreste parlare?
Silvana: “Il risveglio della sposa etrusca” è stato il mio primo romanzo pubblicato, come “Dammusa”, da Montag. Quando l’editore, Alberto Cola, mi disse che il mio lavoro era stato ritenuto valido per la pubblicazione, mi parse di volare. Avrei avuto tra le mani un libro scritto da me e stentavo a crederci. Lo ringrazio ancora per la fiducia accordatami e per aver colto il giusto bilanciamento fra il genere storico/mistery/esoterico/thriller che ho voluto dare all’opera, senza tralasciare una buona dose di introspezione psicologica per delineare i personaggi. Il lettore si divertirà a scoprirne il carattere e le inclinazioni man mano che proseguirà nella lettura.
Anna: Nel mio primo romanzo “La farfalla in rosa” affronto il problema del distacco familiare. Martina lascia la casa materna dove ha vissuto tutta la sua giovane vita, per realizzare il sogno di fare moda. Anche se non autobiografico, il libro propone un’esperienza di vita, anche da me vissuta, quando le mie figlie a diciannove anni sono uscite di casa. Non il mio primo libro in assoluto perché io nasco autrice di racconti, e ho pubblicato i miei lavori in molte antologie. Un libro importante però perché primo grande lavoro che, riconosciuto a livello editoriale, mi ha permesso di entrare nel mondo della scrittura.
Quale novità bolle in pentola?
Silvana: Purtroppo (o per fortuna) ritengo la mia passione un vizio vero e proprio. Fra le novità ho un romanzo che sarà pubblicato a brevissimo (ovviamente da Montag), ma il mio cassetto si richiude a fatica… Non posso smettere di scrivere, impossibile. Nei pochi ritagli di tempo, continuo a scrivere racconti, favole (sono presente in diverse antologie) dando così sfogo alla mia fantasia. Sono inoltre un’instancabile studiosa e ricercatrice sia a livello antropologico, sia storico, con la passione per antiche civiltà come quella dei Sumeri, degli Etruschi, degli Ittiti. Ma, pur avendo buone basi per la lingua Inglese, Francese e Spagnola – essendomi occupata di import/export per molti anni – potrei tuffarmi nella “mission impossible” dell’apprendimento basilare della lingua Araba per la quale sento un forte richiamo.
Anna: Qualcosa in pentola bolle sempre. Pubblicazioni di racconti in antologie e partecipazione in riviste letterarie. La partecipazione a concorsi letterari da circa due anni costituisce molto del mio impegno di autrice, come l’associazionismo culturale nella città dove vivo. Sono in attesa poi dell’ispirazione per un nuovo grande lavoro.
SILVANA INDELICATO LA TROVATE SU:
ANNA TARANTELLO LA TROVATE SU:



