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GIANPIETRO SCALIA, VINCITORE DEL PREMIO MONTAG-NARRATIVA: TRA IL ROMANZO SOCIALE E LA FAVOLA ESISTENZIALE, UNA STORIA OSTILE E CRUDELE, NELLA QUALE LA SOPRAVVIVENZA VIENE CONQUISTATA CON CORAGGIO, TENACIA, AMORE.

“Mizzy, ovvero il vecchio Costillo e la miniera” è il romanzo vincitore della seconda edizione del Premio internazionale Montag per la sezione narrativa. Una storia di crescita che si dipana in una realtà mineraria fatta di disperazione e ingiustizia, una trama dura e aspra, densa di rivelazioni e che non lascerà indifferenti i lettori.

Gianpietro, dicci qualcosa di te.

Grande imbarazzo…  Ho sempre lavorato nell’ambito sanitario, precisamente in anestesia e rianimazione, sebbene abbia sempre avuto una preferenza per l’attività di anestesista. Fuori dal lavoro mi impegno per vivere nel migliore dei modi possibili e m’impegno per rendere migliore anche l’esistenza di chi mi sta intorno. Sento la vita che scorre, la sento ogni anno con maggiore chiarezza: e poiché non mi riesce di fermarla, nessuno purtroppo potrebbe riuscirci, tento quantomeno di riempirla di cose belle. Per me le cose belle sono il mare, il tempo trascorso a parlare con le persone alle quali si vuole bene, la tecnologia come approfondimento conoscitivo più teorico che pratico, e le piccole cose che riempiono la vita di ognuno, come fare la spesa, o vedere un film comodamente seduto sul divano o svegliarmi un mattino e dire “che bello, oggi non si va al lavoro…”

In dieci parole: perché dovremmo leggere il tuo romanzo?

Se devo proprio dire quel che penso a riguardo, e che ho pensato subito dopo aver riletto la prima stesura, è perché ci renderemo conto che sarà il romanzo a leggere dentro di noi.

La tua strada per la scrittura è fatta di…

Prevalentemente di sacrificio temporale. Soprattutto se penso che nel tempo necessario per scrivere un libro ne avrei potuti leggere trenta o quaranta. La mia scrittura è ossessiva, in tutti i sensi. Mizzy, per esempio, riuscivo a scriverlo solo in macchina, fermo in un parcheggio non molto lontano da casa. Provavo a scrivere in altri luoghi e niente: non affiorava nulla di buono. Direi che la mia strada per la scrittura è pervasa da tante piccole manie che poi si riversano sui personaggi e sulla storia.

Quanto c’è di Gianpietro nelle sue storie?

Di me credo non ci sia nulla. Del mondo che mi circonda probabilmente c’è tanto. Mi diverto a volte a cercare tra tutti i personaggi che ho creato qualcuno che mi possa somigliare; ma forse, se c’è, e talmente deformato e trasformato che io non riesco a riconoscerlo.

Come nasce il Gianpietro scrittore?

Come un sottoprodotto del Gianpietro lettore. A volte penso di essere talmente tanto invischiato dentro le grandi storie che ho avuto modo di leggere in tanti anni, che queste hanno finito per crescermi dentro e svilupparsi ben oltre il loro significato originale. A quel punto mi restituiscono spunti e riflessioni che sono ben altro, e che per questo mi convincono che andrebbero raccontate. Ma io, a differenza dei grandi scrittori, non sono capace di raccontare grandi storie; così osservo le deformazioni della vita di tutti i giorni e le rifletto in una sorta di specchio deformato, nel tentativo di restituirgli una nuova forma armonica che possa emozionare o sorprendere o commuovere.

Com’è il giorno dopo aver vinto un premio?

È una bellissima esperienza soprattutto nel nostro paese, nel quale domina una sorta di clientelismo e di élite privilegiata. Tutti i giorni combattiamo grandi guerre silenziose contro questi mostri praticamente invincibili. E allora quando arriva il premio la prima cosa che pensiamo con un certo stupore è: accidenti, hanno capito quel che ho dentro! Probabilmente anche per questo la soddisfazione è mille volte maggiore di quanto lo dovrebbe essere. Non è solo un premio, ma anche una sorta di rivalsa contro l’indifferenza di molti. Finire di scrivere un romanzo o vincere un premio per quel romanzo ha la stessa valenza, perché in entrambi i casi vuol dire avere raggiunto una meta. Cos’altro potrebbe essere più soddisfacente?

E allora partiamo, Gianpietro, in un viaggio che seguirà la scia della tua storia, come dev’essere.

Il libro lo trovate cliccando QUI

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